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Energie rinnovabili - Cambiare ambiente

 

 

 

Che cosa è l'energia rinnovabile? (clicca qui)

Sono da considerarsi energie rinnovabili quelle forme di energia generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano o non sono "esauribili" nella scala dei tempi "umani" e, per estensione, il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future.

Sono dunque generalmente considerate "fonti di energia rinnovabile" il sole, il vento, il mare, il calore della Terra, ovvero quelle fonti il cui utilizzo attuale non ne pregiudica la disponibilità nel futuro, mentre quelle "non rinnovabili", sia per avere lunghi periodi di formazione di molto superiori a quelli di consumo attuale (in particolare fonti fossili quali petrolio, carbone, gas naturale), sia per essere presenti in riserve non inesauribili sulla scala dei tempi umana (in particolare l'isotopo 235 dell'uranio, l'elemento attualmente più utilizzato per produrre energia nucleare), sono limitate nel futuro.

Se la definizione in senso stretto di "energia rinnovabile" è quella sopra enunciata, spesso vengono usate come sinonimi anche le locuzioni "energia sostenibile" e "fonti alternative di energia".
Esistono tuttavia delle sottili differenze:

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Abbandono dell'energia nucleare(clicca qui)

 

L'abbandono dell'energia nucleare è l'ipotetica rinuncia all'uso di energia elettrica derivante da centrali elettronucleari a fissione; in pratica consiste nel non costruirne di nuove e nel chiudere quelle esistenti.

La moratoria temporanea alla costruzione di nuove centrali è stata decisa (e fino ad ora rispettata) unicamente in cinque paesi sui trentacinque in totale che dispongono di almeno un reattore nucleare di potenza (NPP) per l'elettrogenerazione: in Svezia nel 1980, in Spagna nel 1983, in Italia nel 1988, in Belgio nel 1999 e in Germania nel 2000.

Alcune nazioni hanno annunciato piani per disattivare la loro intera capacità di produrre energia nucleare, ma alla data odierna soltanto l'Italia ha posto fine a questa sua capacità. Inoltre, l'Austria[1], le Filippine[2] e la Corea del Nord[3] hanno costruito alcune centrali nucleari, ma per diversi motivi hanno deciso di non "accenderle".

In Italia erano presenti all'epoca tre centrali funzionanti più una già chiusa per "vecchiaia". Delle tre in funzione, considerata la durata media di questi impianti (25-30 anni), due erano nella fase finale del ciclo di vita e solo una è stata effettivamente chiusa (nel 1990) con grande anticipo sul ciclo di vita previsto (si veda oltre il quadro della situazione in Italia).

Il referendum italiano non è tuttavia un caso unico nel mondo: anche negli Stati Uniti, ad esempio, centrali nucleari sono state chiuse a seguito di votazioni della popolazione, ad esempio quella di Rancho Seco in California, dotata di reattore PWR da 913 MWe e chiusa nel 1989 dopo 12 anni di operatività.

Le preoccupazioni sull'uso dell'energia nucleare nascono da considerazioni di carattere sociale, politico, ambientale nonché sulla sicurezza di questa tecnologia.

 

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